Abendmusik

Johann Christoph Bach (1642-1703)
Lamento “Wie bist du denn, O Gott”
basso, violino, 2 vle da gamba e b.c.

Matthias Weckmann (1616-24?-1674)
Cantata
“Kommet her zu mir alle”
basso, 2 violini, 2 vle da gamba e b.c.

Johann Philipp Krieger (1649-1725)
Trio Sonata in Re minore
2 violini e b.c.

Johann Rosenmüller (1619-1684)
Mottetto
“De Lamentatione”
basso e b.c. (tb e org)

Johann Schop (1660-1741)
Paduana a 5 in Re minore
2 violini, 2 vle da gamba e violoncello

Nicolaus Bruhns (1665-1697)
Mottetto “De profundis clamavi” basso, 2 violini e b.c.

Franz Tunder (1614-1667)
Mottetto
“Da mihi Domine”
basso, 2 violini, 2 vle da gamba e b.c.

Accademia Hermans

Mauro Borgioni, baritono
Rossella Croce-Yayoi Masuda, violini
Teresina Croce-Claudia Pasetto, viole da gamba
Alessandra Montani, violoncello
Gabriele Palomba, tiorba
Fabio Ciofini, organo e maestro di concerto


Incentrato sulla produzione tedesca della generazione pre-bachiana, questo programma ben rappresenta il fiorire del repertorio sacro tra la Riforma e l’inizio della Guerra dei Trent’anni, in particolare legato al timbro severo ed evocativo della voce di basso, tracciando una possibile geografia musicale della Germania tardo-seicentesca.

Si apre con il lamento Wie bist Du denn, O Gott im Zorn auf mich entbrannt di Johann Christoph Bach, il più grande delle vecchie generazioni di una delle stirpi più musicalmente prolifiche della storia, “ein profonder Componisten”, come lo definiva Johann Sebastian, suo cugino di secondo grado. Organista alla corte di Arnstadt in Turingia, sua città natale, e poi (dal 1665 alla morte) alla Georgenkirche di Eisenach, dove fu anche Kammermusikus a corte, Johann Christoph lascia un’opera piuttosto esigua ma di grandissimo interesse per capacità di dominio formale e varietà espressiva. Tra le opere recentemente attribuite, i due lamenti: uno per contralto (Ach, daß ich Wassers gnug hätte) e questo, più ampio, per basso, precedentemente ritenuto opera di Johann Philipp Krieger. Articolato in cinque sezioni senza soluzione di continuità, il lamento si apre con un’ austera introduzione strumentale in mi minore, che ben anticipa il clima del salmo penitenziale. Gli incipit vocali sono caratterizzati dal solo accompagnamento del basso continuo, che poi lascia spazio al progressivo intensificarsi del ruolo concertante degli altri strumenti, in particolare del primo violino. Dopo il climax drammatico nella sezione “Du gibst mir manchen Stoß e la dolente Begehrst du Herzensangst, la disperazione  sembra lasciare spazio alla speranza nella pagina conclusiva.

Ci spostiamo a Lubecca con Nikolaus Bruhns e Franz Tunder, legati all’ambiente della Marienkirche e delle Abendmusiken. Inaugurate proprio da Tunder, a servizio della cattedrale dal 1641 alla morte, le “musiche serali” erano inizialmente semplici intrattenimenti organistici per i borghesi soliti riunirsi in chiesa in attesa dell’apertura della borsa, per poi divenire vere e proprie “rappresentazioni drammatiche” di soggetto sacro durante la direzione di Buxtehude (successore di Tunder e maestro di Bruhns), raggiungendo un fasto e una fama che motivarono i leggendari 400 km percorsi a piedi nel 1705 da Johann Sebastian Bach per assistervi. Bruhns, altro compositore dal catalogo non vastissimo, organista alla Marienkirche e poi violinista e Kappelmeister alla corte di Copenhagen, struttura la sua intonazione del De profundis (salmo 130) nello stile della cantata italiana, con linee vocali di grande duttilità espressiva ad accentuarne l’atmosfera devozionale. Analogo è il mottetto Da mihi Domine di Franz Tunder, secondo Mattheson formatosi alla scuola di Frescobaldi, prima del lungo servizio nella città anseatica. I due brani strumentali testimoniano le esperienze ampiamente cosmopolite dei due autori. Johann Philipp Krieger, nato a Norimberga e maestro di cappella a Weissenfels dopo un ricco periodo di formazione (Copenhagen, Bayreuth, Venezia, Roma), subì fortemente l’influenza italiana, filtrata attraverso i maestri Abbatini e Pasquini e riconoscibile in particolare, oltre che nell’opera vocale, nelle Sonate a tre, chiaramente ispirate al modello corelliano. Johann Schop fu invece attivo a Copenhagen e Amburgo e fu tra i padri della scuola violinistica tedesca. Il programma si conclude con la cantata Kommet her di Matthias Weckmann, compositore di cui ci resta pochissimo. Nato in Turingia, si formò a Dresda con Schütz e fu poi attivo alle corti di Copenhagen e Amburgo, dove, nel 1660, fondò il Collegium musicum. La cantata per basso “con cinque viole” sulla traduzione luterana del Vangelo di Matteo (11, 28-30) si articola in cinque sezioni consecutive: una sonata strumentale in re maggiore, seguita dalla doppia intonazione dell’incipit “Kommet her” con un intermezzo strumentale centrale; una seconda pagina strumentale dal caratteristico tema “frammentario” di tre note discendenti seguite da una pausa e due pagine vocali “Nehmet auf Euch mein Joch” e “Denn mein Joch ist sanft”, in tempo ternario, con conclusione virtuosistica.

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